Emozioni in Marmolada

autor: Diego Cuzzolin

14/12/2018 AUTOR: Diego Cuzzolin
Emozioni in Marmolada

Marmolada: un nome che tra gli appassionati di Dolomiti risuona frequentemente, una cima che salendo per i sentieri dolomitici si fa sempre riconoscere, da sud per la sua parete d’argento e da nord per il suo scintillante ghiacciaio.

La parete sud della Marmolada, dal sentiero che sale al bivacco Bedin (Pale di San Lucano)
La parete sud della Marmolada, dal sentiero che sale al bivacco Bedin (Pale di San Lucano)
La Marmolada e il suo ghiacciaio, dalla forcella Col Piombin (Cernera)
La Marmolada e il suo ghiacciaio, dalla forcella Col Piombin (Cernera)

A cavallo tra il Veneto e il Trentino, sospesa (e, purtroppo, tristemente “contesa”) dalle province di Belluno e Trento, la Marmolada è conosciuta come “la regina delle Dolomiti” per le numerose peculiarità geologiche, storiche e alpinistiche che la contraddistinguono. Basti ricordare il ghiacciaio, la parete sud e le sue vie estreme di arrampicata, i resti della prima guerra mondiale o il solo fatto di essere il gruppo montuoso che raggiunge la quota più alta di tutte le Dolomiti, ovvero i 3343 m della Punta Penia.
Salita per la prima volta nel 1864 da Paul Grohmann con i fratelli Dimai, Punta Penia diviene presto una delle mete più desiderate del nascente turismo dolomitico. Alla fine degli anni 40 del secolo scorso la guida alpina Giovanni Brunner sistema un vecchio presidio austriaco della Grande Guerra adattandolo a capanna alpina, negli anni trasformato in un piccolo rifugio che però mantiene intatte le caratteristiche originarie.

La Capanna Penia all'alba
La Capanna Penia all'alba

La scorsa estate ho avuto la possibilità di salire alla Capanna Penia e di passarci la notte, salendo per la ferrata della Cresta Ovest e scendendo il giorno successivo per il ghiacciaio. In questo modo io e il mio amico Moreno abbiamo unito una grandiosa traversata in ambiente alpino su una delle cime più belle di tutte le Alpi e una due giorni fotografica full immersion in questa fantastica location.
Saliti in bidonvia al Pian dei Fiacconi, abbiamo prima traversato il piccolo ghiacciaio del Vernel per salire alla forcella Marmolada, dalla quale inizia la ferrata. Già qui, a oltre 2900 m, l’ambiente si fa severo e impressionante e le possibilità fotografiche non mancano.

Avvicinamento al ghiacciaio del Vernel, in fondo forcella Marmolada
Avvicinamento al ghiacciaio del Vernel, in fondo forcella Marmolada
Forcella Marmolada, l'attacco della ferrata
Forcella Marmolada, l'attacco della ferrata

Salendo lungo la ferrata le vedute si fanno sempre più impressionanti; in particolare il profilo del Gran Vernel proprio di fronte mi colpisce per la sua potenza e linearità. Verso nord il gruppo del Sella monopolizza lo sguardo, mentre tutte le altre Dolomiti pian piano si rivelano. Alcuni passaggi della ferrata su placche pressoché verticali risultano abbastanza impegnativi, però regalano scorci suggestivi che meritano qualche scatto. Prima dell’ultimo tratto di cresta un terrazzo ci permette di affacciarci direttamente sulla cima e sul baratro della parete sud-ovest: visione grandiosa che merita una sosta.

Lungo le placche centrali della ferrata, verso il Sella
Lungo le placche centrali della ferrata, verso il Sella
Escursionisti che scendono lungo la ferrata, col Gran Vernel sullo sfondo
Escursionisti che scendono lungo la ferrata, col Gran Vernel sullo sfondo
Veduta sulla cima e sulla parete sud-ovest
Veduta sulla cima e sulla parete sud-ovest

All’uscita della ferrata si giunge appena sopra la calotta sommitale del ghiacciaio, un centinaio di metri di dislivello sotto la cima; i panorami diventano sempre più ampi (e il fiato più corto) ma la meta si avvicina… Giunti in vetta lo spettacolo è grandioso: oltre alle vette e alle valli che ci hanno accompagnato nella salita lo sguardo spazia su tutto il bellunese, dalle Tofane alla Schiara, alle Pale di San Martino.
Prima di gettarci a capofitto sulle foto facciamo la conoscenza di Carlo, il simpatico gestore della Capanna Penia. Due chiacchiere accompagnate dalla meritata birra sono d’obbligo e gli argomenti non mancano di certo: dalla vita da gestore in un posto così estremo, alla “contesa” della Marmolada tra Trentino e Veneto, chiacchierare con Carlo è un vero piacere e il tempo passa velocemente. Quindi una veloce sistemazione in rifugio e pronti con le reflex, a immortalare la meravigliosa immensità che ci circonda!

Carlo, il gestore di Capanna Penia, e i suoi strudel
Carlo, il gestore di Capanna Penia, e i suoi strudel
Pelmo e Civetta, dalla cima
Pelmo e Civetta, dalla cima
Le Pale di San Martino, oltre le cime della catena di Valfredda
Le Pale di San Martino, oltre le cime della catena di Valfredda

Dopo un buon minestrone preparato da Carlo, usciamo per il tramonto; purtroppo si vedevano più nuvole minacciose che montagne. Siamo scesi al nevaio della “Schena de Mul” per riprendere qualche riflesso colorato verso Sella e Sassolungo, ma ben presto i tuoni e i fulmini ci hanno indotto a rientrare alla Capanna… in certi luoghi meglio non rischiare! La serata passa tra qualche chiacchiera, qualche sguardo al telefono e una veloce strimpellata alla chitarra, poi mentre fuori si scatena il temporale decidiamo di infilarci nei sacchi letto, sperando che l’alba ci dia qualche soddisfazione in più.

Tramonto tra il temporale, verso il Sella
Tramonto tra il temporale, verso il Sella
Tramonto temporalesco, verso Sassolungo e Sella
Tramonto temporalesco, verso Sassolungo e Sella
Relax in Capanna, mentre fuori si scatena il temporale
Relax in Capanna, mentre fuori si scatena il temporale
Una strimpellata prima di andare a dormire (foto by Moreno Geremetta, www.morenogeremetta.it)
Una strimpellata prima di andare a dormire (foto by Moreno Geremetta, www.morenogeremetta.it)

Dopo aver dormito (per modo di dire) qualche ora, verso le quattro e mezza usciamo, trovando una situazione che inizialmente ci scoraggia un po’: la nebbia copriva tutti i monti intorno, lasciando solo intendere qualche profilo. Fortunatamente subito ha iniziato a soffiare il vento, creando situazioni interessanti. Il cielo quindi ha iniziato a colorarsi e il nascere del sole, a est dietro le Dolomiti di Sesto, ci ha regalato l’emozione unica dell’alba dalla cima più alta di tutte. Emozione che abbiamo cercato di catturare con le nostre fotocamere, ora col grandangolo ora col tele, viste le numerose situazioni che si presentavano: i profili delle Dolomiti Ampezzane avvolte dalle nebbie col ghiacciaio in primo piano, il Vernel arrossato dall’enrosadira, i piani creati dal susseguirsi di creste e cime… per ogni situazione un’emozione sempre nuova!

Le nebbie avvolgono le Dolomiti, prima dell'alba
Le nebbie avvolgono le Dolomiti, prima dell'alba
Carlo, il gestore di Capanna Penia, in attesa dello spuntar del sole
Carlo, il gestore di Capanna Penia, in attesa dello spuntar del sole
Successione di cime: il Sella, le Odle, in fondo i Tauri
Successione di cime: il Sella, le Odle, in fondo i Tauri
L'emozione indecrivibile dello spuntar del sole
L'emozione indecrivibile dello spuntar del sole
L'ambiente impressionante di Punta Penia all'alba, verso Sella e Sassolungo
L'ambiente impressionante di Punta Penia all'alba, verso Sella e Sassolungo
Autoscatto all'alba, verso le Dolomiti Ampezzane
Autoscatto all'alba, verso le Dolomiti Ampezzane

La particolare combinazione di luminosità e umidità ci ha poi permesso di godere del fenomeno dello Spettro di Brocken, con la nostra figura proiettata sulle nuvole. Il sole alzandosi ha iniziato a delineare le forme delle valli e dei monti intorno a noi; ancora qualche scatto e poi torniamo alla Capanna, dove ci aspetta la colazione e una buonissima fetta dello strudel preparato da Carlo.

Spettro di Brocken verso la Capanna
Spettro di Brocken verso la Capanna
Moreno osserva il sole alzarsi sulle valli
Moreno osserva il sole alzarsi sulle valli
Ritorno alla Capanna, col sole ormai alto
Ritorno alla Capanna, col sole ormai alto

Dopo la colazione un’ultima chiacchierata e ci prepariamo a scendere. Calziamo i ramponi e ci avviamo giù per la Schena de Mul, il dosso nevoso appena sotto la cima. Ci infiliamo nel canale roccioso attrezzato a arriviamo al ghiacciaio, dove incontriamo qualche amico che sta salendo, concedendoci così qualche altra piacevole chiacchierata. Continuiamo quindi la discesa e vedere il ghiacciaio soffrire così, con tutto quel ghiaccio nero, ci intristisce parecchio. Nonostante questi pensieri, superiamo l’ultimo tratto più ripido incrociando le cordate che salgono e mettiamo piede nelle ghiaie, dove un piccolo laghetto glaciale ci attende per una sosta ristoratrice e un rapido lavaggio di ramponi e piccozza.

Scendendo, in prossimità di un crepaccio (foto by Moreno Geremetta, www.morenogeremetta.it)
Scendendo, in prossimità di un crepaccio (foto by Moreno Geremetta, www.morenogeremetta.it)
Una cordata risale il ghiacciaio
Una cordata risale il ghiacciaio
L'ultimo tratto del ghiacciaio, prima delle ghiaie
L'ultimo tratto del ghiacciaio, prima delle ghiaie
Il laghetto glaciale ai piedi del ghiacciaio
Il laghetto glaciale ai piedi del ghiacciaio

Ci avviamo quindi giù verso il Pian dei Fiacconi attraversando le lastronate, lasciano perdere il sentiero. Dopo due giorni passati tra la ferrata, la bellissima esperienza nella solitudine della cima e il ritorno per il ghiacciaio vedere le orde di turisti che salgono in bidonvia ci lascia un po’ interdetti. Senza fermarci inforchiamo i bidoni della bidonvia che velocemente ci riportano a Passo Fedaia per la birra di rito, e già i pensieri volano sulle emozioni vissute in queste giornate, soprattutto sulla bellissima alba di qualche ora prima. Emozioni che ci accompagnano nel viaggio di ritorno verso casa e che conservo gelosamente come le più belle tra quelle che ho provato in quest’ultima estate.

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